L'imprenditore torinese Mario Burlo' ha denunciato oggi la sua detenzione di 14 mesi in Venezuela come un «ingiusto sequestro di persona» davanti alla Commissione Esteri del Senato a Roma. Burlo' ha accusato esplicitamente Diosdado Cabello, ex braccio destro di Maduro e ministro dell'Interno, di controllare e permettere torture nelle strutture di detenzione.
«Non è un carcere ma un campo di concentramento», ha dichiarato Burlo' durante l'audizione. L'imprenditore ha descritto le condizioni di prigionia come un «inferno» e ha rivelato di aver dovuto imparare lo spagnolo durante la detenzione: «Non conoscevo nemmeno lo spagnolo, l'ho imparato ahimè a mie spese.»
L'impegno a salvare altri detenuti
Burlo' ha rivelato di aver fatto un voto durante la prigionia. «Mi sono ripromesso che se mai fossi uscito da quell'inferno avrei aiutato quei ragazzi e ora questa è la mia ragione di vita», ha spiegato. L'imprenditore ha sottolineato di non poter accettare che il regime ancora tortura altri detenuti nelle stesse strutture.
Sulla situazione politica attuale in Venezuela, Burlo' ha osservato che «il governo è come quello di prima» e ha suggerito che le pratiche denunciate continuano nonostante eventuali cambiamenti formali.
Nota: Questo articolo è stato creato con l'Intelligenza Artificiale (IA).











